«Alle, andiamo in un’Escape Room!» mi dice il Ghiro (al secolo Federico Ghironi). Dalla risata che è seguita credo che la mia faccia in quel momento fosse davvero buffa. Lo confesso, la prima immagine a cui ho pensato era la scena di Leonardo Pieraccioni e Rocco Papaleo nella villa di scambisti in Ti amo in tutte le lingue del mondo. A quel punto riemergo dai pensieri e chiedo: «dove hai detto che vuoi andare?».

Intuendo che non ne avevo mai sentito parlare, Federico mi spiega che l’Escape Room è un’esperienza molto divertente e che si sta diffondendo in tante città: ti organizzi con un gruppo di amici, entri in questa stanza e, iniziando a lavorare con gli altri, devi trovare indizi e risolvere rompicapi con l’obiettivo di uscire nel tempo massimo di un’ora.

Oggi la descrivo come una splendida esperienza di team building, problem solving, gestione del tempo e delle risorse. E poi aggiunge: «solo il 3% delle persone riesce a uscire da una stanza la prima volta».
Ovviamente accetto di buon grado. Inoltre eravamo abbastanza numerosi per fare due team e metterci in competizione tra noi (sempre perché noi non siamo competitivi ;-))).

Risultato: oltre a esserci divertiti come dei matti ed essere usciti in 59 minuti, ho anche fatto un paio di riflessioni sul lavoro in team e cosa credo ci abbia permesso di riuscire bene in una prova comunque non semplice.

I 5 ingredienti per lavorare con gli altri efficacemente

 

1. Avere un obiettivo comune

Be’ questo era semplice: trovare gli indizi e risolvere il percorso per uscire entro un’ora.

Non è altrettanto scontato nella vita di tutti i giorni. La vera grande differenza tra un gruppo di persone e una squadra è lavorare per lo stesso obiettivo. Sembra ovvio, non lo è.

 

2. Individuare un leader

Il primo passaggio è stato intuitivo. Il Ghiro era già stato in un’altra Escape Room quindi aveva comunque un po’ più di esperienza rispetto agli altri.

Avere una persona di riferimento permette di organizzare il team in modo funzionale. Anche se non è la miglior organizzazione in assoluto (questa arriva eventualmente in seguito) almeno il team è allineato su come muoversi. E avere un team allineato anziché singole persone che fanno confusione è un ingrediente chiave, soprattutto quando devi agire velocemente.

Poi credo tantissimo nella leadership circolare, ossia che il leader non deve essere necessariamente sempre la stessa persona, piuttosto colui che può guidare il gruppo in modo più efficace in quel particolare momento/contesto.

E infatti il Ghiro ci ha subito dato una regola importantissima, ossia…

 

3. Condividere le conoscenze e le scoperte

Ognuno di noi ha approcciato lati diversi della stanza per capire quali fossero le prime mosse da fare. Chi trovava qualcosa, anche se non pienamente comprensibile, doveva dirlo ad alta voce in modo tale da iniziare a fare i primi collegamenti.

Ad esempio: «c’è una parola di sette lettere scritta su questo muro» e dall’altra parte della stanza si sente «qui c’è un lucchetto con una combinazione di sette numeri» e da un altro angolo arriva una voce «io ho in mano un coso strano con delle lettere a cui corrispondono numeri».

Tantissime volte vedo aziende non performare come potrebbero perché non si scambiano informazioni. Ogni dipartimento va avanti facendo il proprio lavoro e coltivando il proprio orticello al meglio non rendendosi conto del valore che potrebbe avere il pianificare momenti in cui fermarsi e condividere conoscenze, strategie, problemi incontrati, possibili soluzioni, dubbi, certezze, ecc. Il knowledge sharing (condivisione della conoscenza) è essenziale.

 

4. Controllare il tempo e chiedere aiuto

In un paio di situazioni ci siamo bloccati. Ci mancavano dei pezzi che non riuscivamo a trovare. In quel momento il Ghiro guarda l’orologio e, contro il parere di tutti, prende la radio per comunicare con l’esterno e dice: «Siamo bloccati in questo punto: cosa dobbiamo fare?».
Dall’altra parte è arrivata una risposta vaga che, però, ci ha permesso di formulare un ragionamento valido e ripartire.

Mi sono reso conto che, per orgoglio, io non avrei chiesto. Che idea stupida la mia.
È come dire: noi del commerciale siamo riusciti ad arrivare al budget da soli! Mica abbiamo chiesto aiuto al marketing che, con una campagna mirata, ci avrebbe potuto aiutare a risolvere più facilmente le obiezioni dei clienti… doh!

Chiedere aiuto, quando puoi farlo, è una dimostrazione di grande intelligenza e forza personale. E soprattutto è dimostrazione dell’aver compreso il prossimo punto…

 

5. Focalizzarsi sul Risultato e non sul Compito

«Ah vabbè, chiedendo aiuto sono capaci tutti. Anche noi potevamo chiamare, ma non l’abbiamo fatto» potrebbero commentare alcuni… Al di là del fatto che non sono d’accordo sul “chiamando sono capaci tutti”, l’obiettivo dell’escape room è uscire risolvendo gli enigmi (anche se il vero obiettivo in questo caso è passare una serata divertente). Non è il non chiedere aiuto.

In azienda e nella vita è una cosa molto comune. Molte persone tendono a concentrarsi sui compiti che sono stati assegnati loro, sulle cose da fare, piuttosto che sul risultato che è importante raggiungere (e per cui quelle attività sono state pensate). Ricorda che l’attività è solo un mezzo per arrivare all’obiettivo, non è l’obiettivo.

Direttore commerciale: “Non hai chiuso nessun contratto”
Venditore: “Sì, però ho fatto più di 100 telefonate!”
Il lavoro del venditore è chiudere contratti, non è fare telefonate.

Il mio socio, collega e amico Andrea “The Revenue Maker” Grassi lo spiega meravigliosamente in questo video di tre minuti dal titolo “Lavorare per compito o per obiettivo”.

Ho usato l’esempio di questa serata diversa dal solito per sottolineare l’importanza del lavoro di squadra. Questi sono 5 ingredienti chiave necessari per ottenere risultati. Non sono gli unici ovviamente, ma fare in modo che ci siano nel tuo team è decisamente un buon inizio.

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